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Farmaci per dimagrire: quando servono davvero e perché la prova costume non è una diagnosi

Immagine del redattore: Roberto Goffredo
Roberto Goffredo
29 set
Tempo di lettura: 7 min

Le cosiddette “punture per dimagrire” possono rappresentare una risorsa terapeutica importante. Usarle per perdere pochi chili a fini estetici richiede una riflessione molto diversa: efficacia, appropriatezza e sicurezza non sono sinonimi.

«Vorrei perdere quattro chili. Con queste nuove punture potrei fare prima?»

È una domanda che riassume bene il cambiamento nel modo in cui si parla di dimagrimento. La disponibilità di trattamenti efficaci può far sembrare il farmaco una risposta immediata a qualsiasi insoddisfazione per il proprio peso.

Ma prima della rapidità viene una domanda: quale problema di salute stiamo cercando di trattare?

Il desiderio di sentirsi meglio nel proprio corpo merita ascolto. Da solo, però, non basta a stabilire che una terapia farmacologica sia appropriata. Per capirlo occorre distinguere il trattamento dell’obesità e delle sue complicanze dal dimagrimento richiesto esclusivamente per ragioni estetiche.

Che cosa sono le “punture per dimagrire”

Questa espressione colloquiale indica spesso gli agonisti del recettore GLP-1 e i farmaci a doppia azione GIP/GLP-1. Tra i principi attivi più conosciuti figurano semaglutide e tirzepatide. Non sono molecole identiche: hanno caratteristiche e indicazioni che vanno considerate singolarmente.

GLP-1 e GIP sono incretine, ormoni coinvolti nella risposta dell’organismo all’assunzione di cibo. I farmaci che ne utilizzano le vie di segnalazione possono modificare il controllo della glicemia e, a seconda della molecola, favorire sazietà e riduzione dell’assunzione alimentare. Possono inoltre rallentare lo svuotamento gastrico. [1,2]

Questa azione spiega perché possano essere efficaci. Spiega anche perché sia superficiale considerarli un semplice aiuto estetico: intervengono su meccanismi fisiologici rilevanti.

Quando esiste un’indicazione clinica

Per alcuni dei medicinali autorizzati nell’Unione europea per la gestione del peso, le indicazioni negli adulti prevedono, insieme a interventi alimentari e attività fisica:

  • un indice di massa corporea, o BMI, iniziale pari o superiore a 30 kg/m²;

  • oppure un BMI da 27 a meno di 30 kg/m², in presenza di almeno una condizione correlata al peso, come ipertensione, dislipidemia o apnea ostruttiva del sonno. [1,2]

Le indicazioni specifiche dipendono dal medicinale. Alcuni prodotti sono autorizzati per il diabete di tipo 2, altri per la gestione del peso, altri per entrambe le condizioni.

L’obesità può già costituire una ragione clinica per valutare una terapia. Non occorre aspettare che compaia il diabete.

Questi criteri, però, non sono una prescrizione automatica. Il medico valuta storia clinica, complicanze, terapie concomitanti, precauzioni e obiettivi. Anche il numero di chili che si desidera perdere, preso isolatamente, non stabilisce se un farmaco serva: “quattro chili” possono avere significati diversi in persone diverse.

Funzionano: proprio per questo vanno utilizzati bene

Screditare questi trattamenti sarebbe scientificamente scorretto. Studi randomizzati come STEP 1 e SURMOUNT-1 hanno documentato riduzioni rilevanti del peso in persone con obesità o sovrappeso associato a condizioni cliniche, all’interno di programmi che comprendevano anche interventi sullo stile di vita. [3,4]

Inoltre, i benefici possono andare oltre il peso. Nello studio SELECT, condotto in persone di almeno 45 anni con malattia cardiovascolare già presente, BMI almeno pari a 27 e senza diabete, gli eventi cardiovascolari maggiori si sono verificati nel 6,5% dei partecipanti trattati con semaglutide e nell’8,0% di quelli che ricevevano placebo. La riduzione relativa del rischio è stata del 20%, con un follow-up medio di circa 40 mesi. [5]

È un risultato importante, riferito però a quella precisa popolazione. Non dimostra lo stesso beneficio in una persona sana e normopeso che vuole modificare il proprio aspetto.

L’efficacia osservata in una malattia non rende automaticamente appropriato l’uso del farmaco al di fuori di quella situazione.

Uso estetico: una preoccupazione concreta, senza inventare numeri

Già nel giugno 2024 l’Agenzia europea per i medicinali ha richiamato l’attenzione sull’uso cosmetico di questi trattamenti. Ha precisato che non devono essere impiegati per dimagrire in persone senza obesità, o con sovrappeso privo di problemi di salute correlati al peso. [6]

Questo documenta una preoccupazione reale. Non permette, da solo, di quantificare quante persone in Italia li utilizzino oggi per perdere pochi chili: visibilità sui social e diffusione effettiva non sono la stessa misura.

La mia posizione professionale è chiara: trasformare una terapia in una consuetudine per raggiungere rapidamente un obiettivo estetico significa saltare la valutazione che dovrebbe giustificarne l’impiego.

Il corpo non deve dimostrare di meritare una cura attraverso la fatica. Quando il farmaco è indicato, assumerlo non è una colpa. Ma desiderare un risultato più rapido non costituisce, di per sé, un’indicazione clinica.

Ogni farmaco può avere effetti indesiderati

Questa frase va interpretata correttamente: non significa che tutte le persone avranno effetti collaterali, né che il trattamento sia necessariamente pericoloso. Significa che il beneficio atteso deve essere confrontato con rischi e tollerabilità.

Per queste terapie sono comuni disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e stitichezza. In molti casi sono lievi o moderati e possono essere più evidenti durante l’aumento della dose. Per alcune persone, tuttavia, diventano rilevanti e possono portare alla sospensione. [1,2]

Le informazioni di prodotto riportano anche precauzioni ed eventi meno frequenti, tra cui pancreatite acuta e problemi della colecisti. Vomito o diarrea importanti possono provocare disidratazione. Il rischio di ipoglicemia merita particolare attenzione quando il trattamento è associato a insulina o sulfoniluree. Frequenze e avvertenze vanno verificate sul singolo medicinale. [1,2]

Il consenso informato dovrebbe comprendere questa valutazione, insieme alla gestione dei controlli e dei sintomi. Un beneficio estetico non può essere trattato come equivalente al beneficio clinico atteso in una persona con obesità e complicanze.

«Lo prendo per qualche mese, poi smetto»: cosa sappiamo

L’idea di utilizzare il farmaco come un breve intervento stagionale trascura il problema del mantenimento.

Nell’estensione dello studio STEP 1, un anno dopo la sospensione di semaglutide i partecipanti avevano recuperato, in media, circa due terzi del peso precedentemente perso. In quella fase era stato interrotto anche il supporto strutturato sullo stile di vita: un dettaglio importante per interpretare il risultato. [7]

Anche SURMOUNT-4 ha mostrato recupero ponderale dopo il passaggio da tirzepatide a placebo, mentre la prosecuzione del trattamento favoriva il mantenimento e un’ulteriore riduzione del peso. [8]

Questi dati non dimostrano una dipendenza farmacologica e non prevedono con certezza cosa accadrà a ogni singola persona. Indicano però che l’obesità richiede spesso una gestione continuativa e che la decisione di iniziare dovrebbe includere una prospettiva di lungo periodo.

Il mantenimento va progettato prima di raggiungere il peso desiderato.

Conta anche quale peso si perde

Un numero più basso sulla bilancia non descrive completamente la qualità del dimagrimento.

Nel sottostudio sulla composizione corporea di SURMOUNT-1, il trattamento con tirzepatide ha ridotto sia la massa grassa sia la massa magra. [9] La massa magra comprende acqua e diversi tessuti: non coincide con il solo muscolo. È quindi scorretto trasformare ogni riduzione di massa magra in una perdita equivalente di muscolo o, automaticamente, in una diagnosi di sarcopenia.

Resta però una priorità clinica: preservare forza, funzione e adeguatezza nutrizionale mentre si perde peso. Il documento congiunto di quattro società scientifiche pubblicato nel 2025 sottolinea il ruolo della valutazione alimentare, dell’attività fisica, dell’allenamento di forza e del monitoraggio della composizione corporea e della funzione muscolare. [10]

Mangiare meno, soprattutto quando l’appetito cala molto, non garantisce da solo di mangiare in modo adeguato.

Da dove partire, se vuoi perdere pochi chili

Da biologo nutrizionista, ritengo utile partire da una valutazione che chiarisca il problema e renda realistico l’obiettivo:

  • come è cambiato il peso e in quali circostanze;

  • quale relazione esiste tra composizione corporea, circonferenze, salute e risultato desiderato;

  • come sono organizzati alimentazione, movimento, allenamento e recupero;

  • se ci sono sintomi, condizioni cliniche o farmaci che richiedono un approfondimento medico;

  • quanto il rapporto con il cibo e l’immagine corporea influenzi le scelte.

Su questa base si costruisce un percorso nutrizionale e motorio sostenibile. Quando emerge una possibile indicazione farmacologica, la valutazione e la prescrizione spettano al medico, con cui il lavoro nutrizionale può integrarsi.

Una consulenza seria deve poter aiutare anche a riconsiderare l’obiettivo iniziale: il risultato utile potrebbe riguardare la composizione corporea, la forza o il benessere quotidiano più di un numero prestabilito sulla bilancia.

La prova costume non è una diagnosi

I farmaci incretinici hanno ampliato le possibilità di cura. Il loro valore si esprime quando vengono utilizzati nella persona appropriata, con un obiettivo clinico e un monitoraggio adeguato.

L’uso puramente estetico espone invece a un trattamento il cui rapporto tra benefici e rischi non può essere dato per favorevole, né ricavato dai risultati ottenuti in popolazioni con obesità.

Prima di scegliere come perdere peso, occorre capire perché perderlo, che cosa migliorare e quale intervento sia proporzionato alla propria situazione.

Se desideri fare chiarezza, una valutazione nutrizionale può essere il primo passo per definire obiettivi realistici e un percorso personalizzato, coinvolgendo il medico quando necessario.

Bibliografia

  1. European Medicines Agency. Mounjaro: informazioni di prodotto, riassunto delle caratteristiche del prodotto. Documento EMA. Consultato il 29 settembre 2026.

  2. European Medicines Agency. Wegovy: EPAR e informazioni di prodotto. Scheda EMA. Consultata il 29 settembre 2026.

  3. Wilding JPH, et al. Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity. N Engl J Med. 2021;384:989–1002. doi:10.1056/NEJMoa2032183.

  4. Jastreboff AM, et al. Tirzepatide Once Weekly for the Treatment of Obesity. N Engl J Med. 2022;387:205–216. doi:10.1056/NEJMoa2206038.

  5. Lincoff AM, et al. Semaglutide and Cardiovascular Outcomes in Obesity without Diabetes. N Engl J Med. 2023;389:2221–2232. doi:10.1056/NEJMoa2307563.

  6. European Medicines Agency. EU actions to tackle shortages of GLP-1 receptor agonists. 26 giugno 2024. Comunicazione EMA.

  7. Wilding JPH, et al. Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: The STEP 1 trial extension. Diabetes Obes Metab. 2022;24:1553–1564. doi:10.1111/dom.14725.

  8. Aronne LJ, et al. Continued Treatment With Tirzepatide for Maintenance of Weight Reduction in Adults With Obesity: The SURMOUNT-4 Randomized Clinical Trial. JAMA. 2024;331:38–48. doi:10.1001/jama.2023.24945.

  9. Look M, et al. Body composition changes during weight reduction with tirzepatide in the SURMOUNT-1 study of adults with obesity or overweight. Diabetes Obes Metab. 2025;27:2720–2729. doi:10.1111/dom.16275.

  10. American College of Lifestyle Medicine, American Society for Nutrition, Obesity Medicine Association, The Obesity Society. Nutritional priorities to support GLP-1 therapy for obesity: a joint Advisory. Am J Clin Nutr. 2025;122:344–367. PubMed, PMID:40450457.

Articolo divulgativo. La decisione di iniziare, modificare o sospendere una terapia richiede una valutazione del medico curante.


 
 
 

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